Falsari

2 maggio 2012

Una ragazza mi paga con una banconota falsa. Io le dico non ti preoccupare, la rigiro al primo che arriva. Poi arriva il primo che doveva arrivare e gli dico: ti do questa banconota falsa, è un problema? Tanto la giri al primo che arriva. Lui dice: no, nessun problema.

Ed ecco che una cosa che non vale niente perchè falsa ha lo stesso valore di quella che ha valore perché è vera.

Tutti sanno che quello che hanno in mano non vale niente se non possono scabiarlo, se tutti danno valore a quello che hanno e a quello che hanno gli altri le categorie di vero e falso non sussistono.

Credo che dovremmo dare tutto meno per scontato. Che poi che vuol dire “scontato”?

 

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5 Risposte to “Falsari”

  1. ermo said

    Non ho capito.
    Il valore di una banconota falsa forse è nell’inganno. Se l’inganno svanisce il suo valore viene perso.
    C’è qualcosa che mi sfugge.

    Vuoi tornare al baratto? 😀 Se ti supporto cosa mi dai?

    • In questo caso secondo me non è la banconota falsa che è falsa, è il valore della banconota vera che è un falso. Solo la scambiabilità attribuisce un valore di scambio alle cose, come è ovvio che sia. Allora onestamente io di rimanere intrappolato in un sistema che cartesiano in cui solo il vero è vero e piuttosto muoio di fame, non ne ho voglia. La magia esiste.

  2. La mia provocazione, o almeno il tentativo, era di riflettere su come l’interesse comune a volte è subordinato a qualcosa che dovrebbe rappresentare il bene comune ma non lo fa veramente. In questo caso l’elemento disvelativo è una banconota falsa che è falsa solo se qualcuno dice che è falsa e la distrugge; nella nostra storiella non solo tutti gli attori sanno che è falsa, cioè non emessa dalla bce, ma accettano semplicemente di fregarsene (ignari probabilmente dell’aumento dell’inflazione), perchè il valore delle cose che si scambiano rimane 10 euro (se si misura in euro), anche in assenza di una “vera” banconota da 10 euro. E’ come dici tu qualcosa di simile al baratto. Ma in questo caso non mi interessava tanto il baratto, bensì il fatto di superare creativamente, anche solo mentalmente e per un attimo, le restrizioni formali che ci imponiamo per mandare avanti un sistema integrato. Sempre nell’ottica che se il sistema non soddisfa le nostre esigenze dobbiamo sentirci liberi di modificarlo o distruggerlo, checchè ne dicano le forze conservatrici (che sono sempre quelli che ci guadagnano nel sistema che vogliono conservare).

  3. ermo said

    É sempre interessante tentare di analizzare i pilastri della società. Bella provocazione. 🙂

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