Quale futuro per l’Italia? Odiamoci tutti

10 aprile 2012

Scritto per la rivista: PASTICHE

L’altra mattina sono arrivato a lavoro e in negozio c’erano diversi clienti, ma il mio titolare restava meditabondo in un angolo, davanti al computer, con la fronte leggermente sudata. Pensava intensamente. Lasciando l’altra commessa a sbrigare l’affare del commercio, mi ha chiamato a sé: vieni Antonio, ti devo dire una cosa importante.

Mi ha sottoposto un foglio manoscritto con uno schema, una serie di nomi e frecce.

“Vedi: i partiti canonici (Pd,Pdl,Udc) hanno un consenso del 4-8%, invece tutto questo insieme di forze alternative arriva al 70%. Ecco, tu che sei un po’ dentro a queste cose… Dobbiamo trovare un modo per mettere insieme questo 70%. Ci vuole un programma molto semplice, tre massimo quattro punti unificanti”.

Prima di capire possano essere questi tre o quattro punti unificanti, deliziamoci con una veloce analisi delle forze di opposizione in campo.

A memoria cerco di riportare quali nomi fossero indicati in questo 70%. C’erano i partiti extra o poco parlamentari come Sinistra Ecologia e Libertà, Italia dei Valori, Federazione della sinistra, Movimento 5 stelle. La galassia periferica dei partiti: Giustizia e Libertà, un Saviano buttato lì, Caselli e Zagrebelsky; i sindaci indipendenti De Magistris, Emiliano, Zedda; Renzi e i rottamatori. Le forze sindacali: la Fiom, Landini; infine i movimenti, vecchi e nuovi no global, indignati per motivi qualsiasi, popolo viola e rete viola o di altri colori, le donne “se non ora quando”.

Questi soggetti hanno una naturale tendenza alla collaborazione:

Generalmente i movimenti odiano i partiti, e se qualcuno nei movimenti poi dialoga coi partiti o ci si mette d’accordo, gli altri del movimento odiano le parti di movimento che hanno, come si dice, “la sponda” elettorale. Il movimento non si rappresenta. Quelli che hanno dialogato coi partiti allora odiano gli altri per naturale reazione, e poi perché questi vogliono solo la “rivoluzione”, però non la fanno mai. Allora tanto vale incidere nella misura in cui si riesce.

I partiti che fanno da “sponda elettorale” d’altra parte sono anche peggio, e si scindono in continuazione in partitini sempre più piccoli accusandosi di non essere abbastanza rivoluzionari, abbastanza radicali, abbastanza coerenti o abbastanza marxisti. Quando ci sono le elezioni però si ricostituiscono in federazioni che scoprono che la somma dei voti che pensavano di avere è sempre molto minore di quelli che hanno (2+2=3, con buona pace dei Radiohead).

Tutti questi soggetti sono odiati perché a vario titolo definiti comunisti. D’altra parte loro odiano tutti gli altri perché fascisti. Di Pietro è fascista con l’aggravante di giustizialista, Beppe Grillo è fascista con l’aggravante di perbenismo giustizialista e populista egocentrato. Insomma una vera merda. Anche Caselli e Saviano sono fascisti in quanto amici della polizia, uno per lavoro, l’altro per condizione esistenziale e spaziale (ha la scorta). Questi fascisti a volte si odiano anche tra loro, perché Di Pietro non la conta giusta a Grillo e non ha nemmeno 2 delle 5 stelle richieste; Grillo per contro non ha i valori dell’Italia e dice moltissime stronzate; Caselli arresta i No Tav. Zagrebelski chi non legge Internazionale non sa chi sia. Saviano è anche odiato dai movimenti perché si dice sia filo-israeliano, perché non ha appoggiato la giornata di grande lotta studentesca del 14 dicembre 2010, perché non ha risposto a Vittorio Arrigoni che gliene diceva quattro su Israele, prima di diventare famoso perché assassinato (probabilmente da Israele).

SEL la odiano tutti perché non odia nessuno e le va bene tutto, va a cena con tutti, dialoga con tutti, sia con parte dei movimenti sia con UDC. Anche Renzi va a cena con Berlusconi e parla con tutti. Parla così bene che cerca di fregare tutti, anche i suoi capi di partito; i quali però l’hanno già fregato alla grande perché hanno detto: siamo tutti co’ Lusi. Anche Renzi infatti ha preso i soldi dal suo amico capo scout Lusi, tesoriere di Margherita. Tutti devono avere qualcosa di cui vergognarsi, così puntualmente a Emiliano hanno fatto avere il pacchetto di ostriche della Sacra Corona Unita; De Magistris l’hanno indagato perché ha indagato persone troppo potenti e poi ha fatto fare una figuraccia al Pd anche a Napoli. Come se il PD avesse bisogno di lui per fare brutte figure.

A parte Renzi, che è per il progresso, tutti quanti non-odiano la FIOM, che difende l’operaio, che è un po’ la figura mitologica che combatte il capitalismo. La FIOM però non-odia la CGIL, perché ne è socio fondatore, e la CGIL vende quotidianamente l’operaio al capitalista in cambio della possibilità di sedersi al tavolo a contrattare, perché evidentemente è convinta che ci sia ancora qualcosa da contrattare. Il non-odio per la CGIL comporta l’odio di tutti i sindacati di base, che cercano di stare vicini ai movimenti ma lontani dalla FIOM, acuendo le fratture interne. Inoltre la FIOM declina sempre l’invito a essere una piattaforma unificante, perché dice: siamo solo un sindacato! Ed è vero. Tra l’altro anche al suo interno c’è una parte vicina al PD, una lontana dal PD ma vicina a Bersani per le maniche della camicia tirate su, una lontanissima dal PD ma vicina alla boutique dove compra la giacca da rivoluzionario Bertinotti.

Poi c’è il fantastico caso del popolo Viola, movimento nato da una manifestazione contro Berlusconi. Tutti odiano i viola perché il loro leader, Gianfranco Mascia, è pagato da Di Pietro. Ma anche tutti quelli del popolo viola odiano il proprio leader Mascia per lo stesso motivo. Quindi hanno fatto un altro movimento, che sia chiama Rete Viola, in cui ci sono tutti gli attivisti viola tranne Gianfranco Mascia. A quel punto Mascia è stato ben contento di essere leader di se stesso, di alcune pagine facebook e di un blog, con ampli margini di manovra e molto più tempo libero per i propri hobbies.

Anche movimento delle donne “Se non ora quando” ha portato in piazza milioni di persone, non tutte donne. Ma ha esagerato, perché c’erano persone di ogni colore politico e di ogni settore della società. E in quei casi c’è sempre qualcosa dietro. Infatti c’era qualcosa dietro: c’era la CGIL+La Repubblica. Per la CGIL vedi sopra, per La Repubblica si vedano le voci: PD e No Tav. Dovrebbe bastare per essere odiati.

Infine nel sondaggio si citavano gli indignati. In Italia gli indignati sono di due tipi: o quelli che i giornalisti chiamano “indignati” perché protestano per un motivo qualsiasi (dall’aumento del costo dell’Autan alla costruzione di un Lager); o quelli che quest’estate hanno occupato diverse piazze. I secondi si dividono in altre due categorie: quelli che hanno pensato di farlo mettendo “mi piace” su facebook ma non l’hanno fatto; quelli che l’hanno fatto promuovendo assemblee interminabili composte da alcolisti, mitomani che pensano che la finanza la guidino gli alieni (di una stirpe di “Rettiliani” del quale farebbe parte anche George Bush), schizofrenici, dissociati, perdigiorno e attivisti “one shot”, infervorati ma presenti solo per una sera e successivamente rapiti dagli alieni, forse a conferma dell’esistenza dei Rettiliani.

Io appartengo a quest’ultima categoria di indignati, quelli che hanno fatto le assemblee in piazza, e riconosco quindi il mio disagio sociale.

Dopo questa breve premessa possiamo ritornare sui punti unificanti. Al mio titolare, che si chiama Mauro, ho detto:

“Sì ci sarebbero i margini per vincere. Dobbiamo lavorarci”.

Ma in fondo, come dicono i “compagni”, anche se vincessimo che cosa andremmo a governare? Un sistema corrotto e malato, dove ogni scelta è impedita dai poteri forti. Allora forse, sai che ti dico Mauro, forse è meglio perdere. Sì.

Sì perché l’estetica imperiale del trionfo, la retorica totalitaria del VINCERE E VINCEREMO la lasciamo ai regimi, agli oppressori, ai venditori di fumo, a fascisti, ai Berlusconi. La lasciamo al potere e ai suoi servi.

Noi facciamo opposizione, vera opposizione. E per definizione, per fare l’opposizione, devi avere precedentemente perso. E quindi preferiamo perdere e poi semmai faremo la rivoluzione. Col nostro motto:

PERDERE, E PERDEREMO!

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2 Risposte to “Quale futuro per l’Italia? Odiamoci tutti”

  1. Fatjona said

    che poi scritto per la rivista, fa veramente figo…

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