L’importanza dell’odio

10 aprile 2012

Oggi ho spaventato un po’ mia madre e mia sorella: c’era Monti in televisione e mi è venuto da dire: “eh mo che sta in Egitto, si ‘o cugliesser’ cu ‘na preta…” che vuol dire: “adesso che è in Egitto, se lo beccassero con una pietra…”.

Questo dopo che avevo precedentemente espresso il desiderio di assistere alla morte di buona parte dei politici italiani (quel che si dice antipolitica…) e alla tortura di Assad (“smembrato in tanti pezzettini quanti i civili che ha ucciso”).

In poche parole stavo dando spazio al mio profondo odio, e mi sono ricordato che quando ero più giovane mi esprimevo spesso così nelle discussioni rispetto ai temi politici. Alcuni mi dicevano: non sei molto democratico; perché mi infervoravo e mi si gonfiavano le vene.

Ora tutti mi dicono che sono democratico, addirittura alcuni mi dicono che sono democristiano, perché evito di farmi gonfiare le vene (in pubblico).

Quindi possiamo dire che la democrazia è quando mantieni la calma e non ti si ingrossano le vene, non diventi paonazzo e non urli.

A parte questa inquietante scoperta, volevo soffermarmi sull’odio. Mia sorella ha detto queste sagge parole: “Tu vedi Santoro, che ha campato vent’anni sulle spalle di Berlusconi”.

A quel punto ho capito perché Santoro continua a invitare, anche ora che è fuori dalla Rai e non ne sarebbe obbligato, insulsi personaggi, politici nauseabondi, esseri umani che rientrano per poco in questa categoria. Pensate a Schifani (“la muffa, il lombrico”), a Mastella,a Veltroni, a Casini (ahahah), a Ghedini  (ahahhahahah), a Bondi (ahhahhahahahahah).

Cosa sono tutte questi suoni trascritti? Questi “ahahah”? Sono urla. Sono le urla del mio e del vostro cervello. Sono le onomatopee dell’odio. Questo è il nostro minuto d’odio, come in 1984. Da Wikipedia:

due minuti d’odio sono una pratica coercitiva esercitata dal governo del Grande Fratello nel romanzo “1984” di George Orwell.

Tale pratica collettiva viene attuata sui posti di lavoro, negli incontri di partito, ovunque sia possibile; consiste nel riunirsi “spontaneo” degli astanti, al segnale emesso da altoparlanti, dinanzi ad un teleschermo che proietta immagini del nemico supremo della patria Oceania,Emmanuel Goldstein, scene di guerra e sequenze studiate per coinvolgere psicologicamente gli spettatori, accompagnate da suoni e rumori fastidiosi.

Dopo pochi secondi il pubblico inizia a dare in escandescenze e ad inveire contro Goldstein o contro lo schieramento con cui ci si trova in guerra in quel momento –Eurasia oppure Estasia a seconda; si arriva a lanciare oggetti contro il teleschermo, imprecando colti da implacabile furore, sotto lo stretto controllo di incaricati del partito. Chiunque manifesti segnali di eterodossia, o perfino micro-espressioni facciali non consone al contesto, viene considerato come un possibile traditore.

Questo meccanismo rappresenta, tra le altre cose, una valvola di sfogo dell’aggressività dei cittadini ed un modo per demonizzazione un capro espiatorio su cui gettare tutte le colpe delle difficoltà della loro vita quotidiana. I “due minuti d’odio” sono funzionali al mantenere un controllo ancora più stretto e serrato sul popolo e sui membri del partito.

Voi avete mai lanciato oggetti contro la televisione perché c’era Berlusconi? Perché c’era Capezzone (o Cazzopene, come dice Mario il mio amico)? Io sì, tanto che ho dovuto rinunciare alla televisione.

Allora Santoro non fa altro che approfittare del nostro bisogno ormai consolidato di usufruire del minuto d’odio. Perché l’odio è un’ancora, un salvagente. Ma è anche un salvagente del sistema, che fa sì che il potenziale di ribellione sia quotidianamente smorzato. L’odio di masse contro altre masse è spesso alla base dei confronti politici, superando decisamente i contenuti. E chi si mostra non-odiante è talvolta additato e odiato, come me (immaginando che democristiano non sia un complimento), benché come si è visto io odii profondamente quando non visto dalle telecamere del grande fratello.

In sintesi si può dire (giusto perché siamo su un blog stupido e non in un’accademia), che l’odio sia il logos della nostra esistenza politica.

Chissà se uscire dal sistema, uscire da Matrix, non comporti una riflessione anche su questo.

Gesù ritorna sempre nei miei post.

 

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7 Risposte to “L’importanza dell’odio”

  1. Fatjona said

    Sì, okay.

    Io è da mo’ che te sto a dì che bisogna fare attenzione al linguaggio emozionale come strumento e fine allo stesso tempo. E di come questo ci imprigioni e renda poco liberi.

    Scriverò dei sucidi tra un po’.

    #nonmicagaremai

  2. Fatjona said

    Ah!

    Gesù, per come ci è stato raccontato, lanciava roba nei templi. Ma non c’era ancora la televisione.

  3. Francesca said

    non ho mai letto 1984 perché mi fa paura…

    ma monti non è colui che controlla il mondo? non è un sicario della grande finanza internazionale? a che pro farsi odiare?
    boh. sono stanca

    • Ma non credo che Monti voglia farsi odiare…anzi, Monti vuole e deve farsi amare. Ma c’è bisogno, per essere un buon Berlusconi, che qualcuno lo odi visceralmente, altrimenti non può essere amato follemente. Comunque qui non si parla tanto della strategia di Monti, ma della pervasività di un odio funzionale nel sistema.

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