Io non lo conoscevo.

16 aprile 2011

E’ quell’istante in cui si ferma tutto. E’ quel rintocco che sospende il tempo perchè svuota di senso il susseguirsi di attimi. Se niente ha senso che senso ha contarlo?

Perchè uno vive una vita nel tentativo disperato di trovarci un motivo, o nel disperato tentativo di non chiedersi il motivo.

Poi succede quella cosa che ti costringe a pensare al motivo e ti costringe contemporaneamente a pensare che questo è inconcepibile.

Ora, in questo limbo, la mia esistenza è inutile, anche se cerco di esistere dedicandomi anche agli altri, proprio perchè cerco di condividere l’esistenza con gli altri.

Inseguo goffamente una felicità che bevo a sorsi brevi e rapidi, come un uomo senza forze, come uno col mal di gola, come uno che cerca di farsi passare il singhiozzo. Come uno che ha paura di esagerare. Le cerco una sfera, un luogo, una collocazione.

Ma ora vedo solo nero e sento solo un lungo fischio. Senza luce non c’è forma, senza alterazione non c’è tempo.

Hanno ucciso Vittorio Arrigoni, e ancora una volta gli uomini hanno tolto il gusto al mio essere uomo.

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11 Risposte to “Io non lo conoscevo.”

  1. Faty said

    Lo capisco molto, e condivido anche. Sto pensando in questi giorni alla vita amorfa nelle nostre città. Ai movimenti confusi e inutili, ai nostri cuori di paglia incapaci di amare davvero. Rettifico. Al mio vagare senza meta, alla mia incapacità di amare, alla mia inutilità. Ho avuto la fortuna di conoscere Vik per poche ore, quante mi sono bastate per leggere nel suo volto qualcosa di altro, e di oltre al sé. Ci sono tanti Vittorio al mondo, tanti anonimi servitori dell’altro, ma non li consociamo e non li vogliamo conoscere perché il pensiero di essere delle persone di merda confrontati con loro travolge e uccide o atrofizza. Non basta cercare di essere “buoni”, non basta donare il sangue due volte all’anno, non basta niente di quello che noi facciamo. Sono scelte di comodo per fare tacere la coscienza che urla. E’ per questo che è tutto il giorno che mi sto dicendo che ad avere ucciso Vittorio siamo stati noi. Non hanno ucciso Vittorio, noi abbiamo ucciso Vittorio, e noi con il nostro egoismo uccidiamo quotidianamente tante persone. Non facciamo niente per evitarlo.

    Un pensiero orribile ha stravolto oggi la mia giornata: sarebbe stato meglio per tutti se fossi morta io. Questo vuol dire che come uomo sto facendo ben poco.

    Che merito ho nel fare ciò che faccio?
    Nessuno.

  2. sanalamucca said

    Guarda…la lista delle persone che sono state morte si allunga ogni giorno. E ho sbagliato apposta.

    Poi forse dirò perchè è giusto concedersi una botta di nichilismo.

  3. sanalamucca said

    in soldoni il ragionamento è questo (molto sbrigativamente):
    – ragionare per trovare il fine ultimo delle cose è inutile perchè le cose, come l’orizzonte, sfuggono sempre un po’ più in là. La cosa non mostra altro che la propria facciata. E oltretutto, della cosa, non vedi altro che ciò che si mostra a te. Una faccia, insomma, che non fa altro che ruotare su di sè ogni volta che tu cerchi di aggirare la cosa stessa per vedere cosa c’è dietro.
    – Fra l’altro, e qui sta la vera rottura nel pensiero gnoseologico, è che nessuno vedrà mai la stessa cosa nello stesso momento. Il tempo scorre, lo spazio ne è una relativa conseguenza, e anche la cosa stessa cambia con il mutare dell’occhio che la guarda.
    – La fine della vita è una conseguenza dell’essere vivi.
    – Ma la fine stessa non è mai fine a se stessa. Ognuno ne ricava motivo per compiere quel passo avanti nella comprensione, però impossibile, della cosa.
    – Dunque: scandalizzarsi per la fine di una vita è giusto ma fuggevole, perchè la lista di chi lascia la vita è lunga: aldrovandi, arrigoni, baburova, alpi e hrovatin sono un piccolo frammento di una serie di persone che hanno subito l’insulto di non poter vedere la propria vita concludersi quando si pensava sarebbe dovuto succedere.
    – Eppure è successo: dunque, forse, era quello il momento in cui doveva succedere.

  4. Faty said

    Ti ringrazio molto, sanalamucca.

    Condivido molto ciò che dici. Mi hai “accusato” in altre occasioni di eccessivo nichilismo. 🙂 Quello che voglio dire, però, e quello su cui sto riflettendo da un po’ è che questo non basta. Non mi basta. Quello che ho capito, o penso di avere capito io, è che le cose non possono essere viste solo ed esclusivamente da questa ottica, perché comoda.

    Es. La domanda “a che serve la vita?” è comoda. A che serve la mia vita?- è meno comoda.

    Una volta che io conosco e capisco quello che giustamente sostieni tu devo fare un passo successivo, non posso restare nel niente del-alla fine della storia- così è, sono cose che succedono, non ci possiamo fare niente, e anche se facciamo faremo comunque poco, e comunque poi alla fine alla fine lo faremo sempre e comunque per noi stessi.

    Questa la trovo una logica comoda.

    • sanalamucca said

      la percezione del sè al mondo è, a mio parere, il primo passo per una comoda partecipazione al mondo. e per comoda intendo per sè e per chi ci circonda.

      ognuno ha le proprie idiosincrasie. io, ad esempio, ho una prossemica resa complicata dal fatto che sopporto con fatica l’estrema vicinanza con le persone. chi mi si avvicina molto mi infastidisce e questo rende le cose più complicate. però capisco che le persone, molte persone, hanno bisogno di vicinanza, per relazionarsi con il prossimo…etc etc

  5. alex said

    oi.
    il tuo verbatim è in cabina…

  6. alex said

    ps. sanalamucca è un cazzaro.

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