Negri

29 marzo 2011

Nel sottopassaggio c’è una luce bianca e rassicurante. Io e il pakistano scendiamo due rampe opposte. Io ho un caffè in mano. Il clima dev’essere cordiale, tanto che lui mi guarda e mi dice ciao. Io penso ma chi sei? Pero’ sorrido e rispondo ciao. Forse in pakistan se ti trovi da solo in un sottopassaggio con un altro è ritenuto idiota ignorarlo. Faccio mia questa lezione. Saliamo al binario due e ci sono altri due amici pakistani che si salutano. Non mi salutano perchè siamo quattro forse. Arriva il treno. Cavolo, ha due carrozze, è un mini treno. Vediamo la faccia del controllore austero. Tutti e quattro pensiamo la stessa cosa, anzi no. Io penso che mo sti pakistani li fotto. Perchè io scendo a Imola. Una sola fermata. Li seguo, sperando di sedermi dietro di loro nella direzione del controllore. Inveci mi fottono loro, prendono l’ultimo posto. Ma io mi gioco l’asso. Mi scelgo un posto vicino a un bianco, perchè sono furbo.

Penso alla scusa da inventare per il fatto di avere il biglietto sbagliato, toccherà prima a me poi ai pakistani, se il controllore non è una merda. Non mi deludere kontrollor.

HerrKontrollor ci mette quaranta secondi. Chiude le porte, fa partire il treno, e si dirige nella nostra carrozza. Capisco che ha già controllato tutti gli altri passeggeri, viaggia spedito.

HerrKontrollor mi passa accanto, ma mi ignora. HerrKontrollor non mi delude. Mi sono messo accanto a un bianco e quindi non mi sa riconoscere, oppure non gli interessa, perchè suppone che io abbia il biglietto. Si dirige in fondo alla carrozza e controlla solo gli amici pakistani, i quali hanno il biglietto anche se quello che mi salutato non ha fatto in tempo a obliterarlo.

Ora tocca  a me, penso. Invece no.

Salvo.

Scendo a Imola. Risalgo, vado a Bologna.

Scendo a Bologna.

Esco dalla stazione e due poliziotti stanno smontando la macchina di un africano alto due metri. Cercano Cercano qualcosa, ovunque. Cercano la droga coi loro guantini bianchi. Gli puntano la pila in faccia. Io punto il cellulare addosso a loro, tanto per stare sicuri. Danno colpetti alla carrozzeria, cercano nel buco della serbatoio, sotto le ruote, tastano i sedili. Non trovano niente. Hanno perso stasera.

I luoghi comuni invece stasera hanno vinto. Evviva.

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Una Risposta to “Negri”

  1. Francesca said

    😦 sono cose che succedono continuamente, e ti giuro io mi vergogno per le persone che le mettono in atto… mi fanno pena.

    una volta ero insieme a un ragazzo rumeno e uno tunisino ho sentito dire la cosa più triste che potesse dire “sai voi siete fortunati non vi riconosco, a noi invece ci riconoscono dal colore della pelle”

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