13 marzo 2011

La vera lotta è agli indifferenti la vera lotta è alle coscienze la vera lotta è per la virtù la vera lotta è creare un terreno sul quale le persone possano essere felici per quello che hanno fatto, non per quanto hanno guadagnato la vera lotta è contro le paure, che sono umane la vera lotta è sbattere in faccia i conti la vera lotta è la partecipazione la vera lotta è dare voce la vera lotta è dare speranza la vera lotta è aiutare chi non riesce a mettersi in gioco la vera lotta è fare vedere a un bambino cosa può costruire con le proprie mani

Così Gramsci:

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

11 febbraio 1917

Ho una critica. Bisogna avere il coraggio di odiare l’indifferenza e avere cura degli indifferenti. La loro “non vita” in realtà fa la storia, e questo non lo possiamo più permettere.

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6 Risposte to “”

  1. Faty said

    Anche io ho una critica: non parteggiare non significa affatto essere indifferenti.

  2. Non sapere prendere posizione nasconde un problema. Non è detto che ci sia una posizione da scegliere tra due, uno puo’ anche prenderne una terza o una quarta…

  3. Faty said

    Prendere posizione spesso ne nasconde altri.

  4. sanalamucca said

    l’importante è non farsi prendere posizione da altri

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