Godblessyou

20 febbraio 2011

Come si fa a credere ancora in Dio, o anche credere a Dio, quando ti rendi conto che la tua vita è calata totalmente nell’ingiustizia?

Non solo l’uomo è ingiusto, non solo il caso è ingiusto, ma è proprio l’ingiustizia il tratto strutturalmente dominante dell’esistenza. La disuguaglianza sembra la differenza di potenziale che anima la storia, che le dà movimento.

Pensi all’ingiustizia e a come ribaltarla, a come eliminarla. E ti scortichi il cervello fino ad arrivare a un punto in cui il cuore si inchioda nello stomaco, e pensi: io stesso rappresento l’ingiustizia, perchè io sono libero di pensare a tutto ciò, libero dalla fame, non costretto a confrontarmi ogni secondo con le pistole e le mine. Non solo: l’unica cosa che posso fare per aspirare a ridurre l’ingiustizia è continuare a vivere nell’ingiustizia sperando di riuscire a spendere il mio tempo nella costruzione di un mondo migiore, perchè se mi scambiassi di posto con un libico morirei. Non mi va di morire, e forse sarebbe anche poco utile, e forse sarebbe anche impossibile scambiarmi di posto con un libico. Potrei andare in Libia, sì, ma sarei un Italiano, e uccidere un italiano comporta un sacco di problemi, più facile uccidere 100 libici. Ed è ingiusto.

Allora forse è più facile credere a Dio, o in Dio, come ideale di giustizia che prima o poi verrà. Perchè così si fa davvero fatica a vivere.

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