Artisti osé

13 febbraio 2011

Mi addentro per la prima volta nella sezione ARTE della libreria famosa. Mi sento spaesato nella totale ignoranza dei nomi e nella scarsa praticità nel gusto estetico.  Cerco di guardare i libri sembrando meno goffo possibile.

Con la coda dell’occhio scorgo un uomo in penombra che sfoglia un volume seduto a gambe accavallate in poltrona. Credo sia un esperto d’arte.

Entra anche una donna. Consulta libri con una sicurezza che mi fa sentire fuoriluogo. Sto per uscire quando l’uomo si alza. Si avvicina alla donna, lo vedo sussurrare qualcosa al suo orecchio. E’ un signore con la testa bianca e scapigliata, dal volto un po’ segnato, un filo di barba. Dimostra più anni di quelli che immagino abbia.

La donna risponde solo un NO risoluto, ripone il suo libro verde ampio e quadrato e si allontana.

Non posso non domandarmi allora cosa le abbia chiesto l’uomo con quel tono seducente. Forse una avance da artista sconcio?

L’uomo appare risentito ma cammina, ripetendo la domanda fintamente indifferente, come se non l’avesse rivolta alla donna ma al cielo, nella mia direzione. Solo ora riesco a distinguere le parole che risuonano melodicamente uguali a quelle bisbigliate prima: “Sa dov’è questo posto? Non riesco a trovarlo. Sa dov’è questo posto? Non riesco a trovarlo. Nessuno lo sa? E’ qui, vicino a Vercelli”.

Butto l’occhio sul suo libro d’arte. E’ un atlante geografico. Ci passa sopra il dito. Mi passa accanto, puzza tremendamente di lordura. Ha la forfora sul cappotto blu. Non è più un artista.

Ora lo guardo tutto. E’ in piedi un po’ infermo, ha la patta rotta e una camicia immonda azzurra sporca di pipì sotto la pancia. I pantaloni lerci.

Ripete flebilmente la sua frase. Ritorna mestamente nella penombra, riaccavalla le gambe, riaffonda nella sua poltrona nel suo angolo di libreria famosa della famosa città. L’aria ricambia e non puzza più.

E’ tornato un artista.

Mi chiedo per quanto. Mi chiedo se l’hanno visto. Mi chiedo cosa farebbero se lo vedessero. Mi chiedo se voleva abbordare quella donna non molto bella. Mi chiedo se quella donna o qualche altra chiameranno i commessi, e se i commessi chiameranno i vigili, e poi cosa faranno i vigili.

Mi chiedo se sia giusto che stia lì, a insudiciare poltrone e importunare lettrici. E questa è l’unica domanda alla quale credo di saper rispondere. Sì, è giusto che stia lì. E’ giusto che lo vediamo, è giusto questo pugno nello stomaco, è giusta l’acredine orribile nel naso, è giusto volere vomitare per la macchia di pipì e per le risposte che non riesco a darmi e che non riuscirei a dare a lui se mi chiedesse di aiutarlo a trovare un posto senza nome sulla cartina di Vercelli.

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2 Risposte to “Artisti osé”

  1. anonimo gay said

    bello, ma troppo centrato su di te, come tutte le cose scritte qui, racconti episodi e personaggi nei quali e dai quali vuoi fare emergere te e soprattutto un solo lato di te. quello che ritieni giusto per te. la tua misura. Sei così anche nella vita? è tipico dei giovani egocentrici esserlo, ma è una fregatura, ti stancherai e ti verrà voglia di vomitare di te non della macchia di pipì che vedi negli altri…

  2. anonimo gay said

    e sarà un brutto momento.

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