Disuguale

10 gennaio 2011

Torno a lavoro e la radio non ha cambiato scaletta. E’ ormai da vent’anni che trasmettono musica anni ottanta.

Anche i lavoro non è cambiato. Beh, doveva? Doveva cambiare qualcosa?

E io? Io sono cambiato? Non sono stato proprio io che nel mio festeggiare la continuità tra il 31 dicembre e il primo gennaio non festeggiando un bel niente ho chiesto di non cambiare?

Ma per fortuna mi sento diseguale. Asimmetrico. Instabile.

Vorrei saper citare Nietzsche. Ma anche no. Solo perchè credo che l’oltre-uomo possa essere quel che si dice “il vero uomo”: l’uomo che sa affrontare l’eterno ritorno dell’uguale col coraggio di volere e plasmare.

Non sono un riflesso condizionato, io voglio.

Boh, chissà. Forse non mi so spiegare pero’.

 

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10 Risposte to “Disuguale”

  1. sanalamucca said

    Io vi insegno il superuomo. L’uomo è qualcosa che deve essere superato

  2. Faty said

    Siamo tutti cani di Pavlov, rassegnati!:)

    Rimane solo da capire chi/cosa è Pavlov.

  3. Giulia da Caltagirone said

    secondo me siamo pavloviani per quanto riguarda le responsabilità. quando cercano di farsi assumere da noi scappiamo subito, meccanicamente quasi.

      • sanalamucca said

        non so perchè non ho potuto lasciare un commento al tuo: eh eh…troppo facile.

        lo lascio qui: i cani di pavlov rispondevano con una reazione fisiologica ad uno stimolo sensoriale esterno (suonava il campanello e loro avevano fame). la televisione, come risposta, sarà anche facile ma è il nostro campanellino di pavlov: la televisione ci dice cosa fare e noi sentiamo lo stimolo a farlo. Ci dice di guardare la partita alla tal ora? noi lo facciamo. Ci dice che se vogliamo fare la cacca bella e sana dobbiamo mangiare lo yoghurt? noi lo facciamo (non ci salta in testa che fare una bella passeggiata dopo pranzo faccia meglio dei fermenti lattici vivi). Ci dice che il capo del governo è bello, buono, giusto e santo? allora sarà così. Ci dice questo e quello? noi ci crediamo ciecamente, nemmanco fosse una finestra sul vero. E’ il delitto perfetto di cui parlava Baudrillard nell’omonimo romanzo. La televisione ha corrotto e distrutto il reale. E’ il nostro campanellino di Pavlov, che ci dice se abbiamo fame o meno…

  4. sanalamucca said

    quello di baudrillard non è un romanzo, chiedo venia: la fretta di scrivere e l’intrinseca bellezza del saggio hanno fatto il resto.

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