Educativo, diseducativo, autoeducativo.

3 gennaio 2011

Dicono che quando si diventa grandi si hanno le capacità per distinguere, ragionare, convenire, fare le scelte. E’ questo che dovrebbe distinguere gli adulti dai bambini. Quando un bambino vuole una cosa piange per ottenerla, prende un adulto per sfinimento. Quando un bambino ritiene una cosa sua e un altro gliela insidia, inevitabilente si finisce a botte, perchè i bambini non sanno accordarsi per condividerla, sono egoisti. “Sei un bambino, non sai ragionare, piangi e quando non sai convincere gli altri diventi manesco”. Al bambino egoista si insegna a stare insieme agli altri. Deve diventare adulto.

Ma dicono che i bambini sono capaci di sognare, i bambini soli sanno vedere la realtà in modo rivoluzionario e inusuale. I bambini sanno mettere lo slancio aldilà dell’ostacolo. L’artista è un bambino, il buon cristiano ha gli occhi trasparenti di un bambino, e pure il buon compagno e il buon socialista, e il buon samaritano. Il buon imprenditore chissà, ma immagino di no, almeno allo stato attuale.

Forse che si insegna ai bambini a diventare grandi lasciando che sia l’adulto a dettare le linee del suo sviluppo? Cedere sotto lo strapotere dell’adulto, imparare a sottostare ai modelli proposti e a desiderarli? Alienare la propria libertà espressiva in nome di un quieto vivere ordinato e sicuro? Ordinato da chi? Messo in sicurezza da chi?

Ma questo cose si dicono. Si dice. Dice.

E noi cosa diciamo? E soprattutto, cosa facciamo?

A voi lettori, e soprattutto a voi lettori-genitori e a voi lettori-educatori la parola, se vi va.

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8 Risposte to “Educativo, diseducativo, autoeducativo.”

  1. sanalamucca said

    a parte il punto sull’imprenditore che mi sembra più demagogico che ben pensato, per il resto io sono sempre stato a favore del potere ai bambini. Occhio però. Non ai giovani, proprio ai bambini. Cioè a quelle persone in grado di avere la mente aperta sul fatto che possa esistere un bosco tanto pericoloso da non doverci andare perchè c’è il lupo…eppure ci si passa e con il lupo ci si parla pure. Perchè è così che deve andare la vita.

    • A parte la forma demagogica del punto sull’imprenditore, la domanda me la sono effettivamente posta e ho pensato che la risposta fosse complessa. Avevo poco tempo per pensarci, ma alla fine credo possa valere anche per l’imprenditore, soprattutto per l’impresa che vuole sfuggire alle strutture pre-ordinate che generano disuguaglianza.
      La mia domanda è: come fare a dare potere ai bambini?
      Come fare a essere bambini veramente? Si puo’? O è un tragico destino crescere e perdere i poteri? E’ sempre chi ha i denti non ha il pane e viceversa? Non c’è un modo per fare incontrare in maniera esplosiva i due mondi?

  2. sanalamucca said

    potere ai bambini (anche al bambino-in-sè) lo si dà nel momento in cui si fa funzionare la fantasia e si trova la risposta meno semplice alla domanda più banale (o viceversa, la risposta più facile alla domanda più difficile).

    Vedi? il problema che ti pongo sull’imprenditore è proprio questo: è l’imprenditore la persona più vicina al bambino che esista, e non lo dico da piccolo imprenditore cinematografico. dicendo che l’imprenditore non può essere buono allo stato attuale, ti fai prendere dai “turchi” di chissà quale ragionamento passatista e anche un po’ massimalista. l’imprenditore si inventa un lavoro per sè e per gli altri, per creare qualcosa che non c’è (esattamente come l’artista: secondo te come funzionavano le botteghe artistiche: non è che michelangelo la cappella sistina se l’è pitturata da solo…).

    il bambino inventa, crea, sottoscrive un patto con l’immaginario che l’adulto delega ad altri.

    il guaio nostro è che i politici, cioè coloro che dovrebbero dirigere l’intera baracca, di fantasia non ne hanno più: tutti impegnati a guardarsi l’ombelico e a sorridere.

  3. Faty said

    Beh, in realtà io non farei un discorso simile. Contesto intanto le tue ipotesi iniziali.”Ma dicono che i bambini sono capaci di sognare, i bambini soli sanno vedere la realtà in modo rivoluzionario e inusuale. I bambini sanno mettere lo slancio aldilà dell’ostacolo.” E’ vero questo? Corrisponde alla realtà? Smitizziamo:

    I bambini non sono altro che dei piccoli uomini senza pudore. Non penso che abbiano particolare fantasia, né particolare coraggio e slancio, come dici tu, al massimo è incoscienza, ed è comunque legata a pochi pochissimi casi. Questa è una visione molto disneyiana e molto poco reale. La realtà è molto più triste.I bambini che conosco io sognano sì, ma le loro bambole, i loro palloni o videogiochi. Cosa che riesce bene anche ai loro simili più vecchi. Non hanno alcun sguardo rivoluzionario o inusuale, ma tentano timidamente di emulare il mondo degli adulti, di emularne i desideri e i modi. I più, sto parlando dei più. La cosa particolare che caratterizza ALCUNI bambini e può differenziarli un po’ dal mondo adulto è la curiosità. E’ questa la parola chiave per un genitore o educatore, o chiunque abbia a che fare con i bambini. E’ questa che bisogna stimolare, il vero sguardo rivoluzionario ce l’ha spiegato un genio come Einestein: “Chi non riesce più a provare stupore e meraviglia è già come morto e i suoi occhi sono incapaci di vedere”. E’ il punto nodale credo, ed è la cosa che noi riusciamo ad uccidere molto facilmente con le nostre verità rivelate, proponendo noi stessi come modelli da seguire, e non essendo mai veramente in grado di metterci in gioco di nuovo da capo, di riconquistare tutte le nostre piccoli convinzioni seguendo il loro processo di crescita. Noi abbiamo risposte da dare ai nostri bambini, non capendo che in realtà quello di cui hanno davvero bisogno sono altre domande, e altre ancora, ma da piccoli uomini quali siamo non riusciamo mica a sostenere il peso di tutto questo interrogarsi, allora largo alle certezze, ai ‘questo non si fa’, ai ‘è così punto è basta’, ai ‘perché è così’, ‘perché è giusto’, ai ‘non c’è una spiegazione’ etc. etc.
    Citando di nuovo Alfred: “E’ più preziosa la ricerca della verità del suo possesso”. Ma siamo pronti noi piccoli borghesi dallo sguardo annebbiato a questa rivoluzione?

  4. sanalamucca said

    gentile Faty,
    discorso interessante sebbene un tantinello nichilista. Il bambino ha in sè una forza d’urto che neppure la peggior bambola del mondo può spegnere. Il bambino ha ancora uno spazio per poter fantasticare, cosa che l’adolescenza spegne ingruppandoli e creando una necessità dirompente con gli adulti. Non è nel contrasto col mondo adulto che possiamo fare riferimento al bambino. Il bambino ce lo portiamo dentro anche noi adulti, che dobbiamo per forza fare i conti con urgenze sociali diverse dalle loro. Credo che sia come si guarda il mondo: ha presente south park?

  5. sanalamucca said

    ho presente il signore delle mosche…continuo a preferire lo sguardo anarcoide e (dis)incantato di SP

  6. Scusate, solo pèer dire che mi sono riferito ai bambini come “tipo”. Quasi un idealtipo. In realtà volevo cercare di fare dialogare due modi di essere adulti.

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