La Folla

24 dicembre 2010

“Raccontano e ci raccontiamo adesso di una generazione che finalmente in piazza del Popolo si è indignata perchè il governo ha ottenuto la fiducia. Una generazione che urla che “se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città”. Una generazione che vuole il salario, il reddito, i diritti. Una generazione che si è resa conto che il parlamento è un mondo alieno e sordo. Che la repubblica italiana si basa sull’inganno e la violenza.

Perchè solo adesso? Perchè abbiamo paura di non comprare la macchina e la casa, e lo spritz? Di non poter pagare più il nostro affitto? Adesso che ci tocca. Oh complimenti, complimenti vivissimi a questa generazione che si finalmente si è indignata. Ci siamo indignati adesso?

Ma dov’era questa generazione (io incluso) quando il singalese moriva di fame, nostro nonno stava da solo a morire nell’ospizio, i senzatetto gelavano, gli africani morivano sulle barche o nei CPT, i nostri coetanei ci rimanevano sotto con la droga, nostro padre evadeva le tasse, il nostro compagno di banco rubava al mercato, nostra sorella buttava i rifiuti per strada, nostro zio non faceva la raccolta differenziata, nostra cugina diventava anoressica, la Benetton convertiva a pascolo l’economia di una nazione basata sull’agricoltura, nostro comune non dava spazi per la cultura? Qualcuno c’era, diverse associazioni e centri sociali c’erano. Ma noi, noi tutti, la folla, dov’eravamo? Dove cazzo eravamo?

Dov’eravamo quando ha vinto la Lega Nord? Non ci siamo indignati quando Berlusconi ha vinto le elezioni? Nel 1994? Nel 2001? Nel 2008?

A dire il vero credo di essermi indignato la prima volta quando ho visto Robin Hood, o quando ho visto per la prima volta i mendicanti, quando ho scoperto che un mondo diverso era possibile studiando Marx in quinta elementare, studiando More alle medie, quando Berlusconi ha vinto le elezioni nel 2001.

Il giorno dopo, di lunedì, ricordo di essermi presentato, sedicenne, davanti all’ingresso del circolo Che Guevara per cercare in Rifondazione Comunista una via, una via qualsiasi per canalizzare la mia rabbia verso una soluzione alla mia indignazione.

Non voglio che mi si dica che mi sono finalmente indignato a piazza del Popolo.

In quegli anni ho partecipato a due social forum, fatto il volontario alla bottega del commercio equo, mi sono fatto coinvolgere nella fondazione di diverse associazioni culturali, ho scritto canzoni di protesta per urlarle al microfono, mi sono impegnato a fondo nel servizio educativo. E non ho fatto niente, non ho fatto nemmeno la metà di quello che potevo e dovevo fare.

Dov’ero quando il movimento si faceva distruggere a colpi di pistola e manganello in piazza Alimonda e alla Diaz? Dov’ero quando hanno istituito le ronde padane? Dov’ero quando l’Onda s’è abbassata? Dov’era quando il mio comune è rimasto in mano a un PD scorretto e autoritario?

Eppure non ho mai smesso di avere rabbia, litigare con le persone sui fatti di Genova, di avere fisso in testa l’idea di volere cambiare il mondo, l’idea che un mondo diverso è possibile. Ogni giorno, ogni giorno la stessa indignazione, la stessa frustrazione per la mia inazione o l’inefficacia a breve termine delle mie azioni, la stessa rabbia.

Per quel che mi riguarda, chi dice “anche io le tasse non le pagherei se potessi”, chi dice “diritti per me”, chi dice “soldi per me comprare quel che voglio” per me vale quanto Berlusconi, per quanto possa urlare e manifestare. Chi non sa guardare accanto a sè a chi sta peggio, sia economicamente che psicologicamente, potrà imparare, oppure vale quanto Berlusconi. Chi dice io guardo al mio e non faccio male a nessuno, vale quanto Berlusconi, anzi, è la forza dei Berlusconi. Chi pensa che la propria città, regione, nazione sia una parte a sé stante del mondo, potrà imparare, oppure vale quanto Berlusconi. Chi pensa che Berlusconi sia il cattivo e noi siamo buoni, vale quanto Berlusconi. Chi pensa che la propria religione sia più veritiera delle altre o si sente superiore a chi crede perchè è ateo e razionalista, vale quanto Berlusconi. Chi crede che le cose buone si ottengano in un giorno o con una manifestazione, dà la forza a Brlusconi. Chi si lascia prendere dalla rabbia e dall’ira o dall’istinto, beh, come biasimarlo, c’è da comprendere. Ma dovrà usare astuzia e intelligenza, altrimenti ha ragione Saviano, è pane per Berlusconi. Chi è convinto che la sua idea sia quella giusta e non è disposto ad ascoltare gli altri, vale meno che Berlusconi. Chi si lascia prendere dallo sconforto o pensa che non farà niente finchè non ha trovato la soluzione delle soluzioni…beh, quelli sono i peggiori di tutti, cioè quelli perfezionisti e narcisisti come me. Molto peggio che Berlusconi.
E’ ora di cambiare. Lo è sempre stato. Io non appartengo a nessuna generazione, e la mia lotta è la lotta di tutte le persone come me, deboli come me, ipocrite come me, che fanno errori come me, che si perdono come me, che vogliono cambiare come me, che sognano come me o diversamente da me.
E chi crede che ogni lotta sia una storia a sé, beh, secondo me sbaglia di grosso.”

“Scusi chi è che hanno condannato a morte, Gesù o Barabba?”

“Non lo so non ho capito, forse tutti e due.”

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5 Risposte to “La Folla”

  1. Giulia da Caltagirone said

    ma come?
    comunque mi piace

  2. per ora ho pensato di aprire una sottocategoria del blog THE HARDEST WE CAN e chiedere a tutti se vogliono scriverci…poi vedremo

  3. Francesca said

    Mi dispiace che tu abbia così tanto desiderio di cambiare il mondo, vai incontro a molte sofferenze.

  4. Speriamo, vorrà dire che almeno sto facendo qualcosa…

  5. Faty said

    Tra le preghiere che per forza di cose capitano tra le mani in questi festosi tempi ne ho letta una che in realtà conosco da sempre, ma che fa sempre un certo effetto: “DIO, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso e la saggezza di distinguere le une dalle altre”
    Spero che in “The hardest we can” ti accompagnino per l’appunto serenità, coraggio e saggezza.

    Buona rivoluzione, purché sia rivoluzione.

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