Occhiali

18 dicembre 2010

Gli occhi di Claudia ogni tanto si incrociano, volgono lo sguardo ad un punto fuori fuoco che è l’esperienza, la propria esperienza. La guardo raccontarsi un passato misurato sul proprio presente, riconoscersi, trarre conclusioni dolorose e veloci come “non sognare più forte come a vent’anni” e acute come “ora certe cose le riesco a vedere”. Mi chiedo cosa le dia la voglia di spiegarmi come secondo lei i giovani potrebbero migliorare il mondo, la sua allegria nel farlo. Mi rapisce, anche perché la conosco da tempo e non l’aveva fatto prima. Mi colpisce la sua analisi storica astratta come un sistema e concreta come le sottili cicatrici sulle sue braccia. “I giovani hanno la propulsione, i giovani sono sempre i giovani della società, i giovani vorrebbero vivere alla grande ed è giusto che desiderino non lavorare e magari un giorno finalmente ci penseranno le macchine. I giovani lottano per delle cose che i loro genitori non vogliono e non capiscono, ma le loro conquiste le vivranno i loro figli, i quali non le vorranno perchè non sono le loro.”

Mi sconvolge questo paradosso cosmico, questo perenne mancare, questo ciclo drammatico di desiderio spostato. Mi asfìssia.

“Quello che vedo è che il potere politico è sempre uguale, contano sempre gli stessi meccanismi. Io ho visto che tutti i movimenti politici che hanno lottato per cambiamenti, diritti, ideali, non sono riusciti a cambiare la struttura politica. Quello che cambia quando si ottengono i diritti alla fine sono solo le relazioni sociali. Quello che si puo’ fare e quello che non si può fare, le cose che effettivamente ti cambiano la vita. Avere la gonna fino qui, divertirsi, andare a ballare, la possibilità di essere come vuoi essere. In questo si sono fatti passi avanti. Perché per il resto i politici sono rimasti identici. Forse siccome le cose che possono cambiare sono “quelle” dovreste cercare di agire direttamente su “quelle”, sui rapporti tra le persone, sulla solidarietà sociale, sulla base dei rapporti umani.”

Gli occhi di Claudia ritornano in asse e si ritrova seduta a un tavolo di una pizzeria gialla e terrestre, il titolare coi denti anneriti dalle MS, così come tutti a questo tavolo. Con gli occhi in asse e scuri dice che odia gli islamici, che se ne devono andare perchè hanno rotto il cazzo.

Claudia non puo’ capire tutto, né puo’ vedere la saggezza delle sue parole. Non si possono sempre avere gli occhi fuori fuoco.

Adesso che ci penso non trovo più i miei occhiali da anni.

 

 

 

 

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