La zona rossa

15 dicembre 2010

Questo blog ospita momentaneamente una riflessione non idonea ad esso. Tra poco presumibilmente si sposterà su un nuovo blog.

Io nella zona rossa non ci voglio entrare. Me ne sbatto. Principalmente per due motivi.

Il primo è che dal momento che uno dichiara che una zona è rossa, se il mio obiettivo diventa entrare nella zona rossa vuol dire che mi sono fatto scegliere l’obiettivo dagli altri. Ho scelto quello che volevano che scegliessi. Mi sono fatto fottere come un bambino.

Il secondo è che nella zona rossa non c’è niente. E’ vuota, è uno spettro, è uno specchio. Se il mio obiettivo diventa farmi massacrare di botte per entrare a conquistare il vuoto mi sa che mi sto facendo fottere come un coglione.

 

 

Edit: commenti da facebook.

  • Sara Trigolo cambiamo obiettivi!

    43 minuti fa ·
  • Antonio Liguori Lo stato esercita egemonia sullo spazio, e questo potere pretende anche di essere legittimo. Allora noi dobbiamo delegittimarlo questo spazio, delegittimare la zona rossa. Anche le occupazioni hanno i loro limiti, perchè noi dobbiamo essere radicalmente altro se vogliamo essere tutto.

    31 minuti fa ·
  • Antonio Liguori

    In più, devo aggiungere questo. Lo scontro che tu pensi di stare facendo quando stai tentando di invadere la zona rossa, è tragicamente finto. Tragicamente perchè tu ci stai mettendo l’anima e ti puoi ferire. Ma finto perchè 1: se tu veramente facessi paura al potere costituito in quella tua azione specifica ti mitraglierebbero 2: perchè proteggendo relativamente la tua stessa incolumità mettendo a guardia dei soldati che non usano armi da guerra ti riconoscono come cittadino, quindi che ha il diritto di protestare ma il dovere di farlo senza rompere eccessivamente il cazzo. Così il loro potere si autolegittima e tu fai il loro gioco. Infatti i clandestini, che non sono riconosciuti come cittadini, si possono affondare.
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3 Risposte to “La zona rossa”

  1. sanalamucca said

    la cosa più tragica è un’altra, un po’ complessa da spiegare in 2 minuti. ci proverò per punti (parole e musica vanno considerate in sè e non nell’accezione leguleia, grazie):
    – entrare nella zona rossa significa infrangere una legge.
    – la rivoluzione restituisce, al termine di sè, uno stato delle cose simile al precedente (la parola stessa parla di rivoluzione, un moto circolare). meglio una riforma, piuttosto: una redifinizione delle cose.
    – la riforma della legge si fa in parlamento, cioè nel luogo deputato a questa operazione.
    – per fare una riforma che sia davvero parola del popolo è necessario mandare al parlamento gente che sia del popolo.
    – occorre davvero rottamare la politica attuale. rottamare completamente, nessuno escluso. chiunque sia in politica nell’hic et nunc è già corrotto.
    – spiego l’ultimo punto: in un momento come questo, con l’apertura alle notizie che c’è, con la consapevolezza che tutto il mondo ci guarda come si guarda un caspo di banane in preda ad un branco di scimmie idrofobe, i nostri eroi se la cantano e se la ballano come se fossimo il primo paese al mondo. Forse siamo il primo paese al mondo, ma con la classifica letta al contrario. non si pongono, cioè, il dubbio che si stiano sbagliando. chi sbaglia sono sempre gli altri. quindi chiunque pensi così è già corrotto dall’errore. c’è un bug nel kernel del sistema che gli impedisce di fare un reset. nessuno molla, nessuno vuol uscire dal sistema altrimenti si sentirebbe perduto.
    – come fare a debellare il problema senza passare dalla parte del torto (punto 1)?

  2. Io non sono d’accordo sul fatto che infrangere la legge sia un problema in assoluto, ma invece di perdere un’altra ora a spiegare tutto, ti rimando prima alla discussione seguita a questo post:

    http://duepassiavantieunoindietro.wordpress.com/2010/12/15/ministri-in-erba/

  3. sanalamucca said

    infrangere una legge significa infrangere un legge. non può, e non deve, avere altri significati. io appartengo, per amore o per forza, ad uno stato in cui esistono delle leggi. se non mi sta bene, mi trasferisco (sono in tanti che lo fanno).
    come faccio a cambiare la legge che non mi piace? faccio proposte al parlamento (si può: raccogli le firme e fai una proposta popolare). l’idea che per cambiare le cose si debba per forza radere al suolo una città (soprattutto Roma, per Dio, Roma!) non appartiene al mio bagaglio filosofico. sono le idee che cambiano il mondo, mica cazzi.

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