Ditate

10 novembre 2010

A me piacevano i bicchieri puliti, trasparenti, senza segni, senza bordi ingrassati da secrezioni cutanee. Senza ditate. Vedere il colore mellifluo e sporco del rum scuro brillare intonso davanti a me. Si fumava nei locali. Ti ricordi?

Ti ricordi? I nostri sogni verde acido si intrecciavano in frasi interrotte dalla timidezza e dalla sicurezza che non avevo e adesso ho e non mi serve più. I nostri corpi no. Non si incontravano mai. Mi muovevo come un albero d’autunno; Rosso rame; piantato al suolo. Le mani agitate veloci dal vento.

Io alludevo e sondavo i tuoi occhi, i tuoi movimenti, le tue dita. Mi sembravi sicura di te, e non mi lasciavano che la libertà di desiderare, i tuoi denti.

Tu non mi sfidi più. Non ce l’aspettavamo di trovarci ora ingabbiati in un disegno da geometra il cui particolare più interessante sono le macchie grigie nelle quali a stento si riconosce un’impronta digitale. Ditate.

Come ho fatto ancora non lo so, a sentirmi piccolo e inerme per anni e poi sentirmi alto e impotente sopra questa piazza che mi rigetta. L’ho vista da sotto e da sopra senza mai passarci in mezzo.

Ho capelli bianchi. Sono andato troppo veloce.

Se ci incontrassimo tu distoglieresti lo sguardo. Non mi sfidi più adesso.

Dimmi un po’: che hai?

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5 Risposte to “Ditate”

  1. Olta said

    Bello, bello, bello questo post!

  2. sanalamucca said

    i capelli bianchi? ah ah ah

  3. anonimo gay said

    bello.

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