Meduse

2 novembre 2010

Ho iniziato ad avere le allucinazioni nella via verso casa, su un marciapiede pestato migliaia di volte. L’autunno acerbo lo ricopriva di foglie, ma con il piede già pronto a scaricare il peso ho dovuto scartare bruscamente una medusa che si era arenata lì. Pensavo che il riconoscimento della medusa come carta di plum cake mi rinsavisse, invece la sabbia della spiaggia si estendeva in maniera sempre più convincente. Si rannuvolava il cielo ma al contempo i profumi dell’estate tornavano garbati e gentili come al solito. Certo avevo il giubbotto, doveva essere freddo, ma non mi sembrava affatto. Era come se non ci fosse temperatura. Gli spacchi dell’asfalto correvano tra le foglie intrecciandosi come rughe sul mio volto, intrecciandosi come le storie che su quell’asfalto avevo raccontato, inventanto, come le canzoni o le poesie che avevo scritto, e che ora tornavano a proporsi senza tempo e senza direzione.

Eh sì, anche per oggi sono salvo: sono ancora completamente fuori di cervello.

 

 

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Una Risposta to “Meduse”

  1. sanalamucca said

    hey…sono i funghi freschi che hai comprato a bordo dell’autostrada, di ritorno da pejote city.

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