Noioso post per noiose people

17 ottobre 2010

Si puo’ combattere per la legalità, certo. Vuol dire rispettiamo le leggi che ci siamo dati. Come si evinceva dalla discussione recente con Faty e Sanalamucca è un discorso articolato e complesso e, seppur obiettivo concreto e tangibile, di più che “abolire la proprietà privata” o cacciare i terroni dal Nord Italia, rappresenta una sorta di Utopia neutra, quasi un ideale triste.
Dico ideale triste perché è un obiettivo minimo, che non giudica la bontà o l’equanimità delle regole che ci siamo dati, ma soltanto il rispetto delle stesse. Certo è da dire che più le regole aderiscono al modo in cui vorremmo vivere più è facile rispettarle.
Ma non dovremmo (credo) cadere nell’errore di assolutizzare le leggi. Mi sono imbattuto nelle ultime settimane in due modi diversi di dare alle leggi più importanza del dovuto:

Il primo è quello del Movimento Cinque Stelle o dell’Italia dei Valori (nome quest’ultimo che di per sé rappresenta la vacuità delle parole in se stesse, visto che nell’invocare i “valori” a casaccio li comprende tutti, da quelli dell’emoglobina ai gioielli di famiglia): le regole ci sono e basta rispettarle, oppure: dove c’è un vuoto legislativo mettiamo delle regole per fare in modo che le giuste cose vadano nel giusto modo.
Troppo facile, come un governo tecnico, come cucinare con il Bimbi, come farsi la lampada per essere abbronzati. I discorsi di Beppe Grillo sono troppo facili. Con questo non voglio dire che non è facile capire che la politica italiana è una barzelletta e che basterebbero ventiquattro ore di buonsenso per migliorare radicalmente i prossimi duecento anni di repubblica e toglierci qualche soddisfazione sanguinaria. Intendo solo che energia/legalità/internet/sostenibilità sono termini neutri eppure fintamente neutrali, sono parole che rappresentano auspici del tutto condivisibili, efficaci perché raccolgono consensi da parte delle persone col cervello, ma che non tengono conto di due cose per me fondamentali: 1.Le regole e le leggi sono sempre orientate, sono sempre parziali e finalizzate a qualcosa, interessate. 2.Proprio tenendo conto del punto uno, che sembra quasi un assioma storico, bisognerebbe mettere al centro degli “interessi” un’idea di uomo, di rapporti sociali, di rapporti tra persone.
Per di più reputo improbabile che senza mettere al centro delle idee “la felicità” degli esseri umani si possa mai giungere miglioramenti nella felicità degli esseri umani.

Se ho delle proposte?

Sì. E sono proposte non nuove né geniali. A Cesena, a Woodstock 5 stelle non mi ricordo di avere sentito la parola “Cultura”. Ripropongo la “Cultura” come la Coltura: coltivare. Conoscere, capire, discutere, educare ed autoeducarsi alla presenza degli altri, alla propria storia e a quella degli altri, alle proprie idee e a quelle degli altri, al proprio sorriso e a quello degli altri. Le leggi sono parziali e noi le combattiamo con un mondo così vario che tra tutti i parziali si fa un intero.

Secondo modo di dare troppa importanza alla legge: la legge come misura della legalità. Qui invece Movimento a Cinque stelle ha molto da insegnare: parlare di Comuni “virtuosi” è un passo oltre ai Comuni “legali”. Visto che il punto uno di cui sopra è sempre vero bisogna valutare che l’impianto giuridico sul quale ci poggiamo è strutturato in modo da favorire [caso strano torno a casa mentre scrivo questa frase e c’è Report dove un uomo sta dicendo: è proprio il sistema che è strutturato in modo da favorire chi si volta dall’altra parte] chi è già favorito. Quindi: giusto rispettare le leggi perché solo stando ai patti si può avere la credibilità per stringere patti ma: a) ci sono leggi “illegali” (banale e ridondante, lo so) b) ci sono leggi che consentono di fare cose che non si dovrebbero poter fare. Quindi non basta rispettare le leggi. E questo da anche la cifra del fatto che le leggi non possono guidare l’agire, non possono essere i binari.

«Gi vogliono i valori» direbbe Di Pietro.

Ho finito.

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