Fregare l’essere umano? (delirio istantaneo da digestione)

8 ottobre 2010

Parliamoci seriamente. Quando si ha uno slancio utopistico ci si scontra inevitabilmente con l’essere umano, precisamente in questo modo: “poniamo che si fosse tutti dichiaratamente d’accordo a lavorare solo un giorno alla settimana facendo un lavoro a caso e questo garantirebbe di avere sei giorni liberi per tutti e i soldi per avere più o meno quello che si vuole. Sicuramente ci sarebbe qualcuno che cercherebbe di non lavorare quel giorno fingendosi malato.” C’è sempre quello che vuole essere più furbo, quello che non si mette in gioco davvero, quello che pensa che anche gli altri lo farebbero e ha paura di essere più fesso. E quindi l’utopia resta tale.
C’è un “ma”.
Se fosse davvero così, chi sarebbe disposto a sostenere che chi si tira indietro fa bene? Quindi esiste qualcosa di giusto e qualcosa di sbagliato.
Quindi esiste “la parte del giusto”. Quindi si fa bene a perseguirlo al di là di ogni intelligente e ponderato relativismo e rispetto delle diversità.
Si può quindi fregare l’essere umano?

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16 Risposte to “Fregare l’essere umano? (delirio istantaneo da digestione)”

  1. sanalamucca said

    beh…discorso comprensibile che però presuppone che ci sia qualcuno che, a priori, decide cosa sia giusto e sbagliato.
    nell’esempio di cui sopra, dal punto di vista dell’assenteista, il giusto è rinunciare all’opportunità. così come in uno sciopero il crumiro ha le sue ragioni per non fermarsi dal lavoro. tutto dipende dal punto di vista. se così non fosse ci sarebbe un’opinione più vera delle altre…e tutti sappiamo che fine si fa.

    • Sì ma infatti mi appello a un giusto emozionale. Io credo che uno possa pensare che sia giusto fottere il prossimo, pero’ lo sente anche?
      Il fatto che dentro ognuno di noi ci siano due lati dell’essere umano (due o più 🙂 ) dovrebbe strategicamente aiutarci: stamattina ho scoperto l’esistenza di Libera Radio, 96.30 FM, voce libera contro le mafie, e un tizio ha detto: dobbiamo prima sconfiggere la mafia che è dentro di noi. Non è il furbo e il prepotente dentro di noi. Io mi schiero, mi sbilancio. Sì, esiste una cosa più giusta di un’atra.

  2. sanalamucca said

    E a chi non pensa che la tua cosa non sia giusta?
    si torna a piombo sul discorso che si faceva due post fa, a proposito delle culture. è accettabile pensare che ci sia una cultura più giusta (intesa in senso anche assiologico) di un’altra? se si, quella più giusta è giusto che si imponga. così però le idee, culture, diverse vengono piegate e ci si pareggia su un’unica idea vincente, che è quella della maggioranza…
    no, a me non sta bene…

    se parliamo invece di reati, allora è un altro paio di maniche

  3. sanalamucca said

    il mio prof di estetica, luciano nanni, raccontava questo a lezione.
    dopo una glaciazione nel mondo rimangono un uomo europeo con un van gogh e un africano con un idoletto di legno. si ritovano a discutere di quale dei due oggetti andasse bruciato per primo, per riscaldarsi. ovviamente l’europeo spingeva che si bruciasse l’idoletto mentre l’africano opinava l’importanza della sua statua e proclamava che a bruciare fosse il quadro di van gogh.
    quale era la cosa più giusta da fare?

    ah ah

  4. L’incontro tra culture non è più una ipotesi, si verifica ogni giorno, e credo che il relativismo assoluto non sia nè giusto nè praticabile. Idealmente mi piacerebbe rispettare la mafia perchè è una opinione diversa dalla mia ma, forse accecato nella fede in questa idea dell’uomo buono, rispetto l’uomo mafioso in quanto uomo e cerco di comprenderlo per aiutarlo, ma combatto la sua idea di merda perchè mi sembra proprio una idea di merda e sarò un crociato ma ho fede nel fatto che sia giusto, supremamente e divinamente giusto farlo.

  5. Faty said

    Aperta tonda.
    L’anno scorso di questi tempi più o meno portai un gruppo di ragazzi a Roma per gli stati generali dell’antimafia organizzati da Libera. Don Ciotti dal palco gridava parole piene di significato come giustizia, legalità, libertà. Tutto condivisibile, alcuna obbiezione mi veniva in mente. Mi girai per guardare un po’ i miei ragazzi: alcuni dormivano, altri mangiavano, altri giocavano alla playstation. Quindi il dubbio. Quello che a me sembrava così forte e vero perché a loro non sembrava tale? Sono uomini come me, buoni come me eppure…
    Chiusa tonda.

    Nel tuo discorso mi colpiscono tre parole: scelgo, fede ( in realtà il ripetersi della parola più volte) e aiutarlo.
    E’ da forti scegliere, parteggiare, è da coraggiosi significa prendere una posizione e per essa combattere, ricorda un po’ Gramsci. Poi però ascolto “Morire per delle idee” di Brassens e di nuovo il dubbio.
    Fede, beh fede è una parola bellissima che però stringi stringi non vuole dire molto, come del resto giusto ( dice bene sanalamucca).
    Aiutarlo, ecco questa mi fa venire i brividi.

    • Perchè? Cos’ha di male “aiutarlo”? La presunzione di essere nel giusto? Se è quello ce l’ho. Di essere migliore? No, quello non l’ho.

      • Faty said

        Non la definirei presunzione piuttosto boriuccia. Chi ti fa credere che abbia bisogno del tuo aiuto? Con quale non-senso dell’altro puoi donare seppure ingenuamente il tuo aiuto?

  6. sanalamucca said

    titolare del blog! il tuo discorso sulla mafia è condivisibile dal punto di vista della legalità ma non si pone con il giusto sguardo sull’argomento. se parli con il mafioso lui ti dirà che quello che fa è giusto! il relativismo nasce dal fatto che ognuno di noi ha la propria idea, che ritiene giusta.

    • Certo, lui fa la cosa giusta. Ma io cerco di convincerlo che non lo è. Se ci riesco avevo ragione io. Questo non è da sottovalutare.

      • sanalamucca said

        In questo caso però tu presupponi un preciso stato dell’etica (si potrebbe anche arrischiare una deontica) che dia dei presupposti morali entro cui far cadere i singoli comportamenti.
        e si ritorna al punto di partenza, che è il contesto. tu potrai anche decidere che nell’hic et nunc a cui tu appartieni il giusto è il giusto, ma in un altro hic et nunc qual è il giusto a cui far riferimento?

        in iran le donne adultere vengono lapidate. comportamento quantomeno discutibile ma solo per chi è nato e vissuto in un certo contesto altro rispetto a quello iraniano. il tuo stesso ragionamento (avevo ragione io) lo possono fare gli iraniani con noi. vengono qua, ci convincono (con le buone o con le cattive) che lapidare è buono e giusto, e noi? giù a lapidare contenti?

        c’è il detto: se hitler avesse vinto la guerra parleremmo tutti tedesco… il giusto così determinato è semplicemente il giusto deciso dalla maggioranza, o dal più forte.

  7. No ma infatti si torna al punto di partenza secondo me, lo spirito che ha animato il post. Cioè, io non potrò mai dire chi ha veramente ragione, perchè la giustizia e la ragione sono relative, però ciò non toglie che vorrei scommettere di avere ragione e che la ragione esiste e che la mafia è buuuh, è male. Se non scommettessi sul un giusto da perseguire non potrei fare niente fuori da me…

    • sanalamucca said

      io credo che uno debba pensare di avere ragione e di voler sostenere le proprie idee fino alla morte. ma sono anche convinto che lo stesso uno debba lottare strenuamente affinché chiunque altro possa fare altrettanto.
      Tutto questo, ed è un sottinteso da annunciare, nei limiti della legalità, che è una questione posta dallo Stato in cui si vive e dalla cultura che ci permea.

      • Eh ma fosse facile…la legalità è relativa, anzi, peggio, è parziale. Lo Stato si costituisce come differenza, poi lo stato nazionale non ne parliamo. E’ per questo che ricorro all’uomo in senso generico per ambientare il discorso sulla mafia, perchè secondo me non è il contrario di legalità ma di “è cosa buona e giusta”. E il solo motivo che mi viene in mente, tra l’altro, è una cosa comunistissima, cioè che la mafia non garantisce a tutti le stesse possibilità di vivere, creare, essere felici.

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