Mustafà

5 ottobre 2010

Mustafà sostiene che il nostro impianto politico è completamente compromesso, che tutti i partiti sono uguali.
Mustafà dice che gli italiani dovrebbero votare tutti scheda bianca o almeno Beppe Grillo per dare un segnale forte.
Mustafà si schifa così tanto della politica italiana che si autoesclude dall’italianità. Voi italiani dice.
Che c’è di strano? Niente.
Mustafà non vende fazzoletti, non è povero, non è disoccupato, non è neache laureato nè è illuminato.
Mustafà è un italiano come tanti, ma quando si parla di politica almeno ha la scusa di essere egiziano.

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5 Risposte to “Mustafà”

  1. Faty said

    Non é che la politica egiziana dia molti motivi di cui essere fieri. Di Mustafà ce ne sono tanti, troppi. Molto facile appartenere all’italianità per le cose che ti vanno bene, ed alienarsi per le cose che non ti vanno bene e che non riesci a cambiare. Molto comodo anche. La sfida dei Mustafà sta nell’imporre la loro diversa italianità, no di certo nell’autoesiliarsi dal proprio paese, sottolineo proprio. Questo posto é di Mustafà e lui lo deve cambiare.

  2. sanalamucca said

    un mio amico etiope mi ha raccontato che costruiscono l’alta velocità per evitare che si utilizzino le autostrade, poi sbancano gli appennini per fare le autostrade per evitare che la gente prenda l’aereo, poi spendono miliardi per rimettere a nuovo l’alitalia per evitare che la gente prenda le barche, poi nelle barche ci mettono gli immigrati clandestini per evitare che rimangano in libia, poi pagano la libia per evitare che mandino gli immigrati in italia…

  3. Quindi l’Italia pullula di osservatori. Ma comunque mi sembrano più bravi a capire degli italiani indigeni…

  4. sanalamucca said

    beh. in generale è difficile per chiunque astrarsi completamente dal sé per potersi guardare dall’alt(r)o. la cosa più curiosa, però, è che poi l’uno è sempre pronto ad insegnare all’altro quale sia il miglior modo di fare le cose, affrontare le cose, vedere le cose, etc etc. è l’errore che si fa, dall’una e dall’altra parte, di considerare la propria cultura come predominante rispetto all’altra.
    così cascano anche gli asini che dicono che la cultura altra è meglio rispetto alla propria e via discorrendo, in un tripudio di miccette.
    Di questi tempi, poi, che la distanza spazio-temporale si è accorciata in modo inequivocabile, l’incontro deve diventare sapiente. e forse ci permette un po’ di quell’astrazione di cui all’incipit del mio scrivere. astrazione, però, che è impossibile proprio perché vissuta da sé.
    non è che gli osservatori siano migliori degli indigeni. sono semplicemente altro.

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