Quello che la lega si perde

28 luglio 2010

Avevo scritto questa specie di articolo di opinione il mese scorso, però sono un po’ indeciso sul valore che possa avere…temo di trasformare “persone” in “opinioni”:

Tra i pochissimi giovani che ho visto in questo periodo partecipare alla vita culturale e politica del paese, leggere, informarsi, criticare e propugnare idee sociali di rilievo, molti sono di origine straniera (soprattutto ragazze).
Credo che se potesse essere un dato sarebbe un dato interessantissimo. Immagino che i loro pensieri abbiano dei tagli assolutamente singolari. Immagino che possano avere un diverso approccio alla vita in senso stretto, ma anche alla vita politica italiana e soprattutto internazionale.
Ho immaginato che la loro spinta a indagare sul proprio paese d’origine, o di quello dei genitori, possa essere utile e costruttivo anche per chi guarda da italiano al resto del mondo o per chi guarda il resto del mondo da lì, dal resto del mondo che non è Italia.
È innegabile che avere risorse culturalieterogenee costituisca un vantaggio nell’analisi delle situazioni e anche nella pratica, nel muoversi tra le complessità del mondo. È anche supponibile che per immigrati, emigrati, apolidi e profughi (e il loro figli) le difficoltà che si è chiamati ad affrontare in termini di costruzione dell’identità e affermazione sociale siano maggiori. È un processo che può essere drammaticamente selettivo.
Pensiamo ad esempio ad un adolescente che sente il suo corpo mutare, lanciare impulsi viscerli, porre domande a cui nessuno sa rispondere. Quanto profonda potrà essere la “crisi adolescenziale” se gli statuti che hanno regolato l’educazione al corpo, del corpo e nel corpo andranno a incontrare e scontrarsi con un universo antropologico radicalmente diverso?
Facciamo attenzione a questi ragazzi e queste ragazze, noi che siamo disperati nel non riuscire a immaginare un futuro migliore del presente, questo per il nostro futuro è davvero oro.

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Una Risposta to “Quello che la lega si perde”

  1. Olta tu non c’entri, sei un caso a parte.

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