La sindrome di Giacomo

22 luglio 2010

Misero è il linguaggio umano, perchè misero è l’uomo, che sa di esistere ma non sa descriversi. Quando una cosa non la sai spiegare vuol dire che non l’hai capita fino in fondo.
Però c’è l’arte. E si può provare a “fare” usando altre parole, e questa è l’arte, saper “fare” in maniera diversa. Poter immaginare di essere alti tre metri ed essere blu per trovare altre parole per dirlo:

Io ti vedo.

Non che la lingua Na’vi sia più completa, perchè sempre l’uomo l’ha inventata, ma l’immaginazione è immensa, per quanto non infinita.

E va bene, lasciamo perdere che il film sia banale, pieno di luoghi comuni, pieno di caricature (anche dell’antropologia, mia disciplina), e che i Na’vi siano dei fricchettoni talvolta armati che ballano attorno agli alberi traendone energie. Non mi interessa. Io sto così tanto “un po’ male” che prendo quello che mi emoziona e non chiedo neanche il permesso. Con altri occhi, con altro cuore, ciò che si sogna, ciò che non esiste ma non si sa se poi non possa esistere davvero.

Devo vedere. Jake devi vedere.

Ci ho pensato. Un cieco non vede, per definizione, eppure è un uomo, quanto me, pure di più. La lingua è misera. Non ci sono altre parole per dirlo:

Io ti vedo.

Chissà se Cameron lo sa, ma lui ha una specie di psicosi: mi fido Jack – ti vedo Jake. È l’amore espresso con le parole di Cameron (c’è sempre un Giacomo per James/Giacomo Cameron…mamma che soggetto turbato. Ma sai che ti dico Cameron? Ho la stessa psicosi. A parte il narcisismo dico, anche io voglio vedere.

“Io devo vedere. Io devo vederti”

mi ha detto una persona cara qualche tempo fa. Questa persona non sa che è mia ossessione “riuscire a vedere”, riuscire a veder-la, qualunque cosa “-la” sia. Perchè quando ci si rende conto di essere troppo piccoli e troppo uomini per capire dov’è l’uomo, dov’è l’altro, i tessuti si sgretolano e le molecole si scompongono fina a diventare legami inspiegabili di materia invisibile che senza apparente motivo si attrae. Invisibile. Senza senso. Ma lo vorrei “vedere”, lo vorrei godere.

Comunicare senza parlare, sentire con i piedi e con le mani, non avere nulla con se, fare un sogno più vero della realtà. Ho snobbato Avatar ma a volerci pensare a fondo il tema dell’avatar (anche senza scomodare la tradizione induista dell’ “avatara”…ma anche sì se ci va di approfondirlo) è tutt’altro che superficiale.

Io sono troppo stanco per scrivere un bel post, non riesco a ragionare, ma dovevo scriverlo adesso, prima di andare a letto. E quindi a voi un augurio:

Vi auguro di chiudere gli occhi e vedere, e sorridere, poi aprire gli occhi e ancora vedere.

E siccome abbiamo svegliato Giacomo, che dormiva, e anche se non c’entra niente col mio post ma un po’ col film sì, Dialogo di un folletto e di uno Gnomo:

http://www.filosofico.net/leo08.htm#n-05

Annunci

Una Risposta to “La sindrome di Giacomo”

  1. E sogno dopo sogno sono vivo finalmente, per fare i conti con le tue promesse, un giorno passa in fretta, uniamoci che poi diventa sera…siamo come il sole a Mezzogiorno Babe, senza più nessuna ombra interno, Babe.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: